Visual Thinking – esempi

18 Feb , 2026 - Visual Thinking

Visual Thinking – esempi

Il Visual Thinking nasce negli Stati Uniti. Si tratta di una metodologia per ragionare con le immagini. Da qualche anno ha trovato spazio anche in Italia e sta guadagnando terreno tra scuole, musei e aziende. Si usano grafici, post-it, diagrammi e sketchnote per visualizzare idee, pensieri e progetti. Il cervello apprende più velocemente attraverso la vista, dunque se vuoi arrivare prima, continua a leggere.

Nei prossimi paragrafi mostrerò alcuni ambiti in cui è già utilizzato.

Riunioni produttive senza perdita di tempo

Il Visual Thinking può venire applicato in grandi aziende perché fornisce un modo semplice e pratico per organizzare riunioni produttive senza perdere tempo prezioso. È ideale per liberarvi da call infinite che prosciugano energia e idee. Ma come funziona? Per prima cosa bisogna preparare un canvas visivo sul quale disegnare il percorso della riunione:

  • timeline per scandire il tempo;
  • frecce per mostrare un processo;
  • matrice rischi-opportunità per capire dove andare;
  • diagramma di Venn per confrontare proposte e idee.

Ce ne sono tanti altri anche intercambiabili, ma un elemento che non dovrebbe mai mancare è uno spazio bianco dove inserire eventuali spunti che possono emergere durante la riunione. Niente deve essere eliminato, solo messo da parte, se necessario. Ecco pronta la vostra guida che vi condurrà nella discussione del giorno: è di fondamentale importanza seguirla senza deviazioni.

Riunioni produttive senza perdita di tempo

Una volta completato il foglio viene attaccato sul muro e il facilitatore distribuisce post-it ai partecipanti. Per essere maggiormente performanti potete decidere di distinguerli in categorie usando icone o colori: per esempio si può scegliere una lampadina o il giallo per le idee, il simbolo del check o il verde per un task e via dicendo. Il cervello tende a clusterizzare e ha bisogno di etichette, fornire punti di riferimento chiari lo aiuterà.

Ogni partecipante, se interpellato o se ha qualcosa da dire, lo scrive sul post-it e lo attacca sul canvas. Il facilitatore come un direttore d’orchestra dirige la riunione  e porta la conversazione nella direzione stabilita al principio. Con molta probabilità emergeranno dubbi o obiezioni: nessun problema, i foglietti sono fatti proprio per essere attaccati e staccati, dunque si possono spostare con facilità.

Quello che si ottiene è una visuale completa dell’andamento della discussione; tutti adesso hanno davanti agli occhi ciò che è emerso e possono contribuire in maniera più consapevole.

Tutto questo ha dei vantaggi sorprendenti:

  • maggiore coinvolgimento (anche i timidi si fanno avanti);
  • tempi dimezzati, il canvas limita le deviazioni;
  • abbassamento dell’ansia e quindi più idee;
  • soluzioni innovative;
  • un sano confronto;
  • risoluzione di conflitti, se presenti;
  • verbale pronto per essere spedito: basta scattare una foto al foglio completo in ogni sua parte e nessuno avrà dubbi sul da farsi.

L’unica premura che si dovrebbe avere è scegliere il canvas giusto da utilizzare, ovviamente in base all’obiettivo della riunione: brainstorming, risoluzione conflitti, analisi situazione dell’azienda; ce ne sono per ogni contesto. Dove trovarli? Sul sito di Dave Gray chiamato visualframeworks ci sono molti canvas pronti per essere utilizzati.

Suggerisco di integrare anche dei giochi per rafforzare l’unione del team: nel libro Gamestorming di Dave Gray, Sunny Brown e James Macanufo ne puoi trovare di molto interessanti. Molto comodi per far emergere questioni irrisolte, sanare conflitti, trovare idee. Sono coinvolgenti e funzionano per piccole realtà, grandi team e anche per singoli professionisti. Fammi sapere quale utilizzerai nella tua prossima riunione.

Sketchnote per gli eventi di formazione

Sei un organizzatore di eventi di formazione? Uno sketchnote potrebbe risultare una scelta vincente per te. Investire in un disegnatore in grado di creare sintesi visuali è un modo elegante per rimanere impressi nella testa dei partecipanti. Il professionista ascolta attentamente le parole del relatore, seleziona e traduce concetti complessi in disegni e parole, utilizzando spesso anche metafore. Con pochi tratti e minimi dettagli produce un riassunto dell’intervento. Solitamente utilizza un tablet, così che una volta finito l’evento si possano apportare lievi modifiche, integrazioni o sistemare la gerarchia visiva. Il risultato finale può diventare una risorsa interessante:

  • da spedire ai partecipanti per ringraziare della presenza;
  • da usare in un post su LinkedIn;
  • per una cover di un articolo che racconta l’evento nel tuo blog.

Ogni parte dello sketchnote, essendo realizzato su più livelli, può essere estrapolata e presa singolarmente, così da ottenere un’immagine nuova pronta per il prossimo utilizzo.

Esiste anche un’altra figura molto simile a quella dello sketchnoter: il graphic recorder. Solitamente lavora in gruppo e disegna su fogli bianchi appesi alle pareti; con grandi pennarelli imprime su carta ciò che ascolta, il tutto in tempo reale. A volte, anche in questi casi, si utilizza un tablet e si proietta ciò che viene disegnato live su uno schermo visibile alla platea. Il tutto, vi assicuro, sortisce sempre un grande effetto. Molto scenografico. Richiede mano sicura, mente rapida, sangue freddo: nessun errore è concesso, non c’è CTRL+Z a salvarti nell’immediato. Un foglietto bianco pronto per coprire la malefatta esiste, ma meglio evitare.

A fine evento le persone faranno la fila per scattare la foto della sintesi. Si tratta di qualcosa da godere al momento, molto coinvolgente e di impatto.

Lo sketchnote, al contrario, non viene mostrato subito, la sua forza sta nel suo essere facilmente condivisibile e scalabile. Inoltre può avere maggiori dettagli e una grafica più pulita perché viene lavorato in post-produzione per rifinire, correggere, bilanciare pesi cromatici e tipografici.

Per concludere, le sintesi visuali sono importanti in un evento perché:

  • semplificano concetti complessi;
  • aiutano a memorizzare e dunque a ricordare;
  • arrivano anche a chi ha difficoltà di apprendimento;
  • abbattono, in parte, le barriere linguistiche.

Sogno una scuola con uno sketchnote accanto a tutte le lavagne. Il docente spiega, mostra le immagini, crea connessione con gli studenti e stimola domande. Immaginate un ragazzo che ripete la lezione supportato dai disegni: probabilmente si sentirà meno in ansia e farà più attenzione a quello che deve dire, si concentrerà sull’argomentare e non a ricordare. Non servono solo nozioni o date: è utile capire anche il perché.

Le sintesi visuali aiutano ad apprendere meglio perché seguono schemi maggiormente comprensibili al cervello. Servono anche testi e parole per completare l’opera.

Visual Thinking Strategy e arte

Il Visual Thinking approda nei musei: ve lo confesso, non lo sapevo. Si tratta di una scoperta casuale. Durante la navigazione nel web mi sono imbattuta in un articolo curioso: “Laboratorio d’arte per bambini delle elementari” e scopro che, in un famoso museo americano, MoMa a New York, a fine anni ’90 si è tenuto un workshop dedicato ai bambini delle scuole elementari volto a avvicinarli all’arte con il Visual Thinking.  Vi spiego meglio come funziona. L’idea è mostrare un dipinto celebre ai bambini e, senza dare pareri, porre loro tre semplici domande:

  • «Cosa succede?».
  • «Quale dettaglio te lo fa dire?».
  • «Cos’altro possiamo scoprire?».

Lasciare i bambini liberi di pensare, trovare le loro soluzioni, idee, domande. Il facilitatore si limita a guidarli nel dialogo in maniera neutrale. Resta in ascolto. Da qui ne segue un modello, Visual Thinking Curriculum, adottato successivamente in alcune scuole in America.

Continuando la mia ricerca scopro che la stessa idea viene replicata più volte anche in Italia. Nel 2017 Palazzo Braschi di Roma lancia “Osservare, comprendere, comunicare”, un progetto rivolto alle classi di primaria e secondaria. Nel 2019 la Galleria d’Arte Moderna ripropone il format durante la mostra “Donne. Corpo e immagine” con target di riferimento più ampio e infine, più recentemente, nel 2024 abbiamo il progetto “Pensa a voce alta – workshop“.

Tutto questo avvalora la mia tesi: ragionare attraverso le immagini è utile in molti contesti. Forma opinioni e aumenta la sicurezza in se stessi. Allena occhi e cervello, ci spinge a:

  • cercare dettagli;
  • farci domande;
  • confrontare ipotesi;
  • accettare opinioni;
  • formarsi idee.

In un’epoca storica in cui tutto va veloce e siamo bombardati di immagini e video, ragionare in modo visivo può fare davvero la differenza. Fermarsi a osservare e porre le domande giuste è uno strumento potente. Sembra semplice eppure in molti non lo sanno fare.

Leggere di esperimenti che portano un approccio visuale alla formazione mi fa molto piacere. Siamo sulla strada giusta per far comprendere a tutti che disegnare non è da bambini, che il potere del visuale, se unito alle parole, è una combo potente. Non coltivare la propria capacità di elaborare pensieri attraverso le forme semplici equivale a privarsi di una grande opportunità.

Si tratta di un vero e proprio linguaggio: tutti lo conosciamo, da bambini lo usavamo per emulare il nostro caregiver, lo usiamo tutti i giorni quando attraversiamo la strada al semaforo distinguendo il rosso dal verde, nella segnaletica stradale: se vedi un triangolo a che pensi? Però, non si sa perché, siamo convinti di non conoscerlo.

Visual Thinking Strategy e arte

Se il Visual Thinking può essere utilizzato davanti a un quadro in un museo, perché non può entrare nelle nostre classi?

Può accendere scintille e creare connessioni in maniera semplice e immediata.

Il pitch perfetto per il tuo evento

Vuoi rendere il tuo pitch perfetto? Le presentazioni con decine di slide piene di testo e grafici ti mettono in difficoltà? Sono lunghe da progettare e troppo spesso noiose da mostrare. Quante volte ti è capitato di perdere il filo del discorso mentre clicchi nervosamente sul telecomando. O di tremare pensando: funzionerà correttamente? qual è il tasto per andare avanti?

E nel frattempo il pubblico si distrae ed è letteralmente sommerso da un muro di testo e punti elenco infiniti. Il risultato è platee annoiate e pitch che non lasciano il segno.

La soluzione che propongo è una piccola rivoluzione: un’unica slide per tutto il tuo pitch. L’intero discorso sintetizzato in una pagina attraverso parole chiave e disegni. Puoi prepararlo da solo o farti aiutare da un professionista che tradurrà le tue parole di uno sketchnote. Il giorno del tuo intervento ti basterà proiettarlo e osservarlo per avere immediatamente chiaro ciò che dovrai dire.

Immagina di avere sempre una guida visiva da seguire, simboli e immagini semplici con le quali fare associazioni. Anche in momenti di difficoltà sarà più semplice tenere il filo del discorso. Questo approccio facilita molto te e non solo, anche gli spettatori ne avranno un giovamento: mantiene alta l’attenzione ed è coinvolgente.

Uno sketchnote ben progettato potrebbe diventare una bussola per navigare al meglio su quel palco. Con uno sguardo ritrovi subito il punto. Non devi più preoccuparti di cambiare slide o ricordare sequenze di testo esatte: hai uno schema visivo per rimanere focalizzato e interagire anche con più spontaneità.

Per il pubblico, poi, l’impatto visivo sarà forte. Una singola immagine chiara ad attirare l’attenzione. Studi sul visual thinking confermano che le immagini aiutano a ricordare concetti che altrimenti sfuggirebbero. Il tuo pitch verrà seguito in maniera semplice, passando da un disegno all’altro senza perdere di vista nessun passaggio. Inoltre avranno sempre il quadro completo davanti agli occhi e saranno sempre in grado di collegare le parti del tuo discorso. È un metodo potente: crea connessioni visive.

Lo sketchnote può diventare un “regalo” visivo per chi ti ha seguito. Puoi distribuirlo come mini-poster o spedirlo via mail come ringraziamento. Vedrai, il pubblico lo sentirà suo, perché rappresenta le parole che ha ascoltato.

Una sintesi visuale può fare davvero la differenza: trasforma il tuo pitch da elenco di slide a esperienza visiva memorabile, per te e per chi ascolta.

Fai sempre i collegamenti giusti, usa i disegni!

I libri inclusivi con lo sketchnote

Leggere intere pagine di testo può essere sfidante, specialmente per i più giovani o per chi ha difficoltà di apprendimento. Inserire sketchnote rende i libri facilmente fruibili da tutti.

Immagina un ragazzo con DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) di fronte a un capitolo pieno di parole che sembrano appiccicarsi tra loro, la sua attenzione cala inevitabilmente e studiare diventa frustrante. L’apprendimento non passa solo per le parole: servono le immagini, i suoni e la pratica.

L’aggiunta di elementi visivi dunque può risultare molto importante: i disegni non devono evocare o decorare, devono semplificare. Per aiutare veramente nello studio devono essere immediatamente collegabili al concetto spiegato.

Quali sono i benefici concreti che possiamo ottenere dal visual thinking?

  • Migliorare la memorizzazione: le rappresentazioni visive (disegni, diagrammi, mappe) attivano allo stesso tempo entrambi gli emisferi del cervello fissando i contenuti nella memoria a lungo termine. Rinforzano il ricordo delle informazioni e le rendono più facili da richiamare successivamente.
  • Aumentare attenzione e coinvolgimento: studiare con l’ausilio di elementi visivi risulta più stimolante. Un’immagine ben strutturata porta subito l’attenzione sul punto chiave e mantiene alta la concentrazione.

In molti libri, soprattutto scolastici, vengono quindi inseriti sketchnote o mappe mentali. Le seconde sono molto consigliate in presenza di alcune difficoltà dell’apprendimento. A prima vista possono sembrare uguali, entrambi combinano parole e disegni, ma ci sono differenze importanti nel modo in cui organizzano i contenuti.

La mappa mentale è uno schema e dispone le informazioni in modo gerarchico e radiale. Si parte da un’idea centrale e si sviluppano rami verso l’esterno con parole chiave collegate da linee. Può essere solamente testuale o può includere immagini molto semplici per evidenziare i nodi più importanti.

Lo sketchnote, invece, è un tipo di “appunto visuale” più libero: non segue necessariamente una gerarchia rigida perché ripercorre la narrazione così come viene presentata. Usa testi scritti a mano, sketch e metafore. In uno sketchnote le immagini diventano parte integrante del messaggio: ogni disegno rappresentante un concetto dialoga con le parole.

Concludendo la mappa mentale organizza le idee per nodi concettuali, lo sketchnote racconta le idee combinando testo e disegni.

Lo scopo finale è il medesimo: rendere l’apprendimento più intuitivo, coinvolgente e semplice.

Sono due strumenti ottimi per avere una visione d’insieme di un argomento e per visualizzare le relazioni tra i concetti.

Il visual thinking e marketing digitale

Il visual thinking e marketing digitale

Viviamo in un periodo storico molto complesso dove tutto sembra andare troppo veloce, evolve e ci travolge. L’attenzione si abbassa perché sovraccarica di informazioni. Lo sapete che il tempo medio di permanenza su una pagina web è di pochi secondi?

In un contesto come questo il visual thinking potrebbe essere una strategia vincente per attirare e mantenere alta l’attenzione. Cosa significa pensare per immagini e perché potrebbe, a mio avviso, potrebbe rappresentare una svolta per il marketing digitale?

Il visual thinking è la traduzione di concetti, idee e strategie attraverso elementi visivi. Questa modalità di pensiero facilita la comprensione e attiva una comunicazione più efficace, diretta ed emotiva. In un ambiente digitale sempre più competitivo, l’uso strategico del visual potrebbe farti arrivare per primo.

Perché funziona? Il nostro cervello elabora le immagini molto più velocemente rispetto al testo. Quindi una grafica ben progettata può comunicare, in un solo colpo d’occhio, ciò che mille parole non riuscirebbero a esprimere. Questo è particolarmente importante nel marketing digitale, dove le aziende lottano per una frazione in più dell’attenzione degli utenti tra scroll e notifiche.

Inoltre sappiamo che il visual thinking rende chiari e di facile comprensione anche concetti complessi. Hai mai provato a spiegare una strategia di funnel marketing o un piano editoriale? Farlo solo con le parole può risultare dispersivo. Se accompagni il racconto con uno schema visuale, tutto cambia: il tuo cliente capisce, ricorda e si fida.

Ecco alcune possibili applicazioni del visual nel mondo digitale:

  • Infografiche: sintetizzano dati, processi o statistiche in modo immediato e coinvolgente.
  • Canvas e mappe mentali: ideali per brainstorming, presentazioni e proposte strategiche.
  • Storyboard e sketchnote: perfetti per raccontare percorsi utente, customer journey e narrazioni visuali.
  • Caroselli su Instagram e LinkedIn: micro-pillole visive che guidano passo dopo passo nella scoperta di un contenuto.
  • Video spiegazioni animate: il linguaggio visivo si sposa perfettamente con il formato dinamico del video, aumentando il tempo di attenzione e l’engagement.

Il visual thinking inoltre si rivela particolarmente utile nella fase di definizione della unique value proposition e del posizionamento di brand. Permette di analizzare meglio i competitor, visualizzare gli archetipi di comunicazione e costruire un’identità coerente che si distingua nel panorama digitale.

Per chi, come molti imprenditori over 45 che si avvicinano oggi al digitale, fatica a comprendere concetti astratti o tecnologie complesse, pensare visivamente diventa un ponte prezioso. Trasforma la confusione in chiarezza, l’ansia in progettualità. Non è solo un modo per vedere meglio, ma anche per pensare meglio.

Il visual thinking non è “solo disegno”.

È strategia, empatia, chiarezza.

È un linguaggio universale capace di semplificare, emozionare e convincere. In un mondo dove chi comunica meglio vince, pensare per immagini è il primo passo per farsi capire e ricordare.


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