Quando mi chiedono dove trovo ispirazione per il mio lavoro di visual facilitator e sketchnoter, la risposta sorprende quasi sempre. Molti si aspettano che dica Pinterest, Instagram o qualche community online. In realtà, il web è uno strumento utile, ma raramente è il punto di partenza del mio processo creativo. Le fondamenta del mio lavoro affondano molto più indietro nel tempo, nei libri, negli studi e nelle intuizioni di grandi autori che hanno cambiato il modo di guardare alle immagini, alla comunicazione e alla comprensione visiva.
Credo che conoscere le radici di una disciplina sia il modo migliore per sviluppare uno stile personale. Per questo continuo a tornare ai testi che mi hanno formata, rileggendoli ogni volta con occhi diversi.
Bruno Munari e Rudolf Arnheim: la grammatica delle immagini

Se oggi disegno concetti complessi cercando equilibrio, chiarezza e semplicità, gran parte del merito va a Bruno Munari e Rudolf Arnheim.
Munari ha insegnato a generazioni di designer che la creatività non è improvvisazione, ma metodo, osservazione e capacità di togliere il superfluo. Il suo modo di intendere il progetto continua a essere una guida preziosa ogni volta che trasformo una conversazione o un’idea in una vignetta visiva. Mi ricorda che ogni segno deve avere uno scopo e che la semplicità è spesso il risultato di un lungo lavoro.
Arnheim, invece, mi accompagna nella comprensione di come percepiamo le immagini. I suoi studi sulla psicologia della percezione mi aiutano ancora oggi a costruire composizioni leggibili, a distribuire gli elementi nello spazio e a creare gerarchie visive che permettano alle persone di orientarsi senza fatica. Prima ancora di scegliere un colore o un’icona, penso all’equilibrio della pagina e al percorso che lo sguardo compirà.
Sono insegnamenti che non seguono le mode e che, proprio per questo, continuano a essere incredibilmente attuali.
Dai grandi facilitatori ho imparato a progettare il pensiero
Negli anni ho affiancato a questi riferimenti storici alcuni autori contemporanei che hanno influenzato profondamente il mio modo di lavorare.
David Sibbet è stato fondamentale per comprendere come il disegno possa sostenere la facilitazione di gruppi e riunioni. Osservare il suo approccio significa capire che il visual non è decorazione, ma uno strumento capace di far emergere idee, costruire consenso e accompagnare le persone in processi complessi.
Dave Gray, invece, rappresenta per me un punto di riferimento quando si parla di framework e canvas. La sua capacità di trasformare problemi articolati in mappe semplici e utilizzabili mi ha ispirata a creare canvas personali, strumenti costruiti su misura per analizzare il mio business, progettare nuovi servizi e mettere ordine tra idee che, altrimenti, rimarrebbero sparse.
Infine c’è Dan Roam. Ricordo ancora l’effetto che mi fece leggere The Back of the Napkin. È stato uno di quei libri che cambiano il modo di osservare la realtà. Mi ha fatto capire che il disegno non serve a dimostrare quanto si è bravi a disegnare, ma a rendere comprensibili concetti complessi. Da quel momento il visual thinking è diventato per me non solo una tecnica, ma un vero linguaggio.
Il ponte tra la passione e la professione

Accanto ai grandi autori, però, ci sono anche le persone che, con il loro esempio, riescono a cambiare una traiettoria professionale.
Per me quella persona è Giulia Sabbadini.
Ho avuto la fortuna di partecipare a un suo corso in un momento in cui il disegno faceva già parte della mia quotidianità, ma era ancora soprattutto uno strumento personale, un modo per prendere appunti e organizzare i pensieri. Giulia ha costruito il ponte tra quella versione di me che usava la matita per capire meglio il mondo e la professionista che ha scelto di trasformare quella stessa matita nel proprio lavoro.
Non solo. Mi ha voluta al suo fianco durante uno dei suoi corsi, dimostrando una fiducia che porto ancora con me. È stato un passaggio importante, perché mi ha fatto capire che il visual thinking può essere condiviso, insegnato e messo al servizio degli altri.
Guardare avanti senza dimenticare da dove si parte
Continuo a osservare quello che succede online. È inevitabile e anche utile. Nuovi strumenti, nuove tecniche e nuove contaminazioni arricchiscono continuamente il nostro mestiere.
Ma quando cerco ispirazione autentica torno quasi sempre ai miei libri, ai miei appunti e ai maestri che hanno costruito le basi del visual thinking e della comunicazione visiva. Sono loro a ricordarmi che ogni tratto nasce prima da un pensiero che da una penna.
Ed è forse proprio questo il motivo per cui continuo ad amare così tanto il mio lavoro: perché ogni disegno racconta un’idea, ma ogni idea ha una storia che vale la pena conoscere.
Contattami per trasformare in disegno i concetti complessi della tua azienda!
CONTATTI