Disegnare per ritrovarsi

21 Ott , 2025 - libri visuali

Disegnare per ritrovarsi

Se pensi che disegnare sia per bambini o solo per chi possiede “il dono”, benvenuto nel club: ci sono stata anch’io per anni. Il mio rapporto con la matita è sempre stato un tira e molla tragicomico tra la bambina creativa e l’adulta razionale in cerca di serietà.

Ed è proprio questo che ho ritrovato tra le pagine di “La via del disegno brutto” di Alessandro Bonaccorsi: un percorso per riabbracciare la voglia di tracciare segni e scarabocchi su un foglio bianco.

Dal conflitto alla chiarezza: riscoprire il piacere di disegnare

Ero in un periodo difficile, era necessario cambiare drasticamente la rotta e mi fermai. Rimasi in ascolto. La piccola me ripeteva la parola “disegnare”. Così quando vidi, tra gli scaffali di Amazon, il libro “La via del disegno brutto”, lo comprai.

Lo ho letto in una giornata ed un tornado di emozioni mi ha rimesso in pista. 

Ho ripreso la matita e ho iniziato a tracciare linee: quei segni mi hanno condotta fino qui. 

C’è un disegnare intimo, ‘un intervallo perduto’ di silenzio che possiamo recuperare ritrovando la gioia del tracciare segni. 

Questa frase del libro, detta da Gillo Dorfles, racchiude una grande verità, i simboli e i segni fanno parte di noi da sempre, prima impariamo a vedere, solo poi a parlare e a scrivere.

Le immagini sono di immediata comprensione e rendono fluido un pensiero.

Attraverso esercizi semplici ho finalmente detto addio a “Cerbero e le fiere schiumanti”, ai giudizi.  

Saluta il buon senso e vieni a disegnare. 

Io l’ho fatto, il foglio bianco non mi spaventa più.

Il Visual Thinking è in tutti noi, bisogna riscoprirlo

Da sempre ho avuto una piccola alleata silenziosa: la bimba che si divertiva a far caricature e sognava con le illustrazioni dei libri di Gianni Rodari. 

L’ho ignorata per molto tempo, a dire il vero, troppo presa a diventare adulta e a farmi domande dalle risposte vaghe e confuse:  

“Cosa farò da grande?”  

“Come mi vedrà la gente?”  

“Troverò davvero il mio posto?”  

Lei, paziente e caparbia, è rimasta ferma in me, tenace come una vignetta che non vuole essere cancellata.

Bonaccorsi scrive:  

Ci hanno insegnato che disegnare è una cosa da bambini… o da artisti: che ci vuole poca sapienza o tanto talento per poterlo fare.  

Uno sketchnote con un pittore, un bambino e la folla. Una scritta disegnare,  una freccia che porta alla scritta per tutti

Ecco spiegato il mio rapporto conflittuale con il disegno, a me lo avevano ripetuto tante volte e ci avevo creduto.

L’autore del libro mi ha aiutata a comprendere che il disegno sarebbe potuto essere la chiave del mio domani. La risposta a tutti quei quesiti dalle risposte confuse. 

Ho smesso di temere il giudizio, il mio per primo, e ho trovato il mio stile nel disegnare e creare sketchnote

Oggi ho un mio metodo, un tratto distintivo e può piacere o meno, ma esiste e parla di me.

Il disegno si fa sketchnote: un ponte tra me e voi

Adesso posso affermarlo con certezza: disegnare non è “da bambini”, è un modo di comunicare con il mondo, con voi pettinatissimi lettori.

Disegno per:

comunicare in modo chiaro  

– vedere davvero 

raccontare storie  

ordinare il caos

Ho trovato la mia voce. Seduta sul mio ponte, guardo il paesaggio e cerco idee da spiegare con la mia matita. 

Fare sketchnote non è solo mettere insieme immagini e parole, è empatia, è costruzione, metodo. 

Con linee e forme creo figure e metafore, gioco con dimensioni e gerarchie per far arrivare il messaggio dove voglio e far scattare quella scintilla che trasforma il caos in ordine.

Bonaccorsi dice:  

Sapere di poter lasciare traccia è un antidoto alla percezione della nostra impermanenza.

Sketchnote con sophie disegnata, un ragazzo e una scuola, la scritta Lasciare il segno

Voglio lasciare il segno, soprattutto nei giovani nelle scuole. Se impariamo a pensare, alleniamo il cervello a vedere e ragionare attraverso le immagini, forse saremo menti creative e libere, non cloni ben pettinati.

Lo sketchnote è un mezzo coinvolgente e semplice per condensare argomenti complessi in disegni e renderli di facile fruizione per tutti.

“La via del disegno brutto” è stato il primo passo di una rivoluzione personale. Ho fatto capolino fuori da me stessa e ora non temo più il giudizio.

Voglio lasciare il segno e illuminare le menti di chi, spettinato o meno, avrà voglia di ascoltarmi davvero.

Questo libro dagli angoli smussati e dalla copertina “rossa” mi ha fatta riemergere.

Sono dentro un percorso, con salite, pianure e discese, e ancora tante vette da scalare.

Mi godo il viaggio e il panorama, spettinata dal vento, ovviamente.


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