Bentornati nel mondo spettinato di Sophie, dove i pettini sono banditi e le cravatte sempre poco annodate. Io disegno, sketcho e comunico con strategia. La tua. E per farlo seguo un metodo, il mio. Curioso di scoprirlo?
Solide basi: ascolto strategico e studio
Per creare contenuti efficaci bisogna saper cogliere tutte le informazioni possibili sull’argomento da sketchare.
Quindi mi documento su:
- libri,
- siti web,
- blog di settore,
- video youTube,
- social.
Voglio conoscere l’argomento per poter parlare con il cliente la stessa lingua.
In questa fase di colloquio cerco di cogliere dettagli importanti dal mio interlocutore. Faccio domande e soprattutto ascolto le risposte. Voglio sapere tutto di lui, della sua mission, del perché vuole comunicare ciò che sto per disegnare. Spesso parliamo anche del suo target, della soluzione che vuole portare loro.
Solo dopo queste fasi di studio e ascolto strategico posso iniziare a progettare veramente: su carta. È qui che ha inizio la magia del Visual Thinking.
La mia migliore alleata è la matita. Il digitale arriva in una seconda fase. Vecchia come Mafalda, ho ancora la scrivania piena di taccuini e quaderni. Solo attraverso inchiostro e grafite, infatti, riesco a connettermi ed entrare nel flusso creativo.
Trascrivo emozioni, obiettivi, frasi che mi hanno colpito e comincio ad abbozzare l’idea del luogo nel quale far nascere il mio sketchnote. Un layout che lo accolga, sarà rigido o morbido, con forme spigolose o armoniose, arricchito da grafici o diagrammi adeguati?
Traccio idee, senza cancellarle, ne creo altre, le mischio, le cambio, fino a che non arriva lui: il template definitivo che mi aiuterà a riordinare il caos senza dover pettinare i miei capelli.

Domina il caos: mappa mentale e associazioni visive
La fase successiva è quella della mappa mentale, uno strumento visuale del Visual Thinking essenziale per mettere ordine alle idee e creare connessioni visive.
Come procedo?
- individuo le parole chiave dell’argomento,
- le suddivido per importanza
- le collego seguendo un flusso logico.
A questo punto ho l’argomento ben chiaro davanti ai miei occhi: una mappa mentale pronta ad essere condensata in disegni.
Per ogni parola chiave faccio associazioni visive. Disegno, senza pensare. Tutto quello che mi passa per la mente viene impresso sul foglio dalla mia matita.
Non solo oggetti ma emozioni, esperienze, situazioni.
Disegno senza fermarmi, lascio fluire la creatività per 5 minuti a parola.
Niente è sbagliato, tutto è permesso.
Ti chiederai il perché del limite di tempo, vuole poi dedicarsi a pettinarsi? ovviamente no, sia mai, i motivi sono:
- evitare arrivino i pregiudizi a influenzarmi
- sapere di avere un timer mi toglie la sensazione di perdere troppo tempo
- concentrarsi troppo a lungo mi stanca e il cervello inizia ad andare in automatico, le antenne perdono potenza.
Per me è così. E 5 minuti per parola, ve lo assicuro, non sono pochi, se riesci a non pensare, davvero.
Dopo questa sessione di schizzi in libertà lascio sedimentare il lavoro per almeno una giornata. Mi dedico ad altro.
Quando torno sul progetto osservo con altri occhi, la mente è fresca e ha un seppur minimo distacco dal lavoro.
Vi è mai capitato di scrivere una mail di getto, tornare a rileggerla il giorno dopo e pensare “ma che ho scritto?”. Aspettare, evita piccoli errori.
È arrivato il momento, inizio a eliminare i disegni fuori contesto e scelgo quelli più coerenti. Filtro, seleziono e volte li combino tra loro.
Quando ho finalmente scelto il mio kit di disegni li inizio a spogliare dei dettagli inutili. Meno linee utilizzi, meno dettagli aggiungi, meno rischi di essere frainteso. Lo scopo è raggiungere l’essenziale per essere compresi da tutti. Tutto ciò che non serve al fine del messaggio può essere omesso, creerebbe solo confusione.

Dal caos alla chiarezza
Ed eccoli lì, i miei bozzetti, vittoriosi e splendenti mi guardano, sono spettinati come me ed io li adoro già.
E adesso si deve andare in scena e bisogna vestirsi per benino: mi devo prendere io cura di loro. Definisco i volti o i dettagli che servono. Li ripulisco un po’, senza mai pettinarli, però.
Sono pronti per essere messi sul palco: il layout iniziale.
Il primo passo per passare dal caos alla chiarezza.
Il palco va pulito, lo ricalco con un tratto sicuro e creo la prima scena con le parole chiave. Esse avranno dimensioni diverse in base al ruolo che ricoprono: protagonista grande, nemico un poco più piccolo, gli amici del protagonista diminuiscono ancora e poi avanti così.
Dare una gerarchia visiva aiuta nella comprensione della storia finale.
Creo, quindi, un architettura del testo dinamica.
Le posiziono nello spazio seguendo una logica, non lascio mai nulla al caso.
E finalmente arriva il momento dei miei eroi disegnati. I miei bozzetti sono sorridenti ed espressivi. Li ingrandisco o rimpicciolisco in base al loro ruolo, prima di metterli in scena. Domineranno il palco seguendo un’impostazione studiata per rendere visivamente il racconto coerente e di impatto.
Giuste distanze, rispetto degli spazi bianchi e degli allineamenti.
E solo quando tutto torna ed il tuo messaggio trionfa, aggiungo un tocco di ironia “spettinata” per rendere tutto più originale.
Loro, adesso sono stanchi, vorrebbero iniziare a recitare, indossare gli abiti di scena e andare incontro agli applausi.
È il momento di alzare il volume della musica e di renderli belli, le loro linee saranno più precise e le espressioni chiare, sinuosi i loro movimenti.
Ecco che accade il miracolo del Visual Thinking: il caos iniziale ha preso una forma e splende sul palco.

Il Tocco Finale: Colore e Coerenza Visiva
Il colore lo uso con parsimonia, solo per evidenziare gli elementi chiave ed è sempre quello del tuo brand.
La coerenza visiva e la semplicità sono fondamentali: il messaggio deve comunicare efficacemente, senza stupire o distrarre.
Questo è il mio mantra:
disegno strategie, non capolavori.
