Calendario dell’avvento visuale 2025

1 Dic , 2025 - Chi è Sophie

Calendario dell’avvento visuale 2025

Siamo arrivati a fine anno, il momento in cui si tirano le somme: si tiene il buono, si migliora ciò che non ha funzionato e si prova, ancora una volta, a dare un senso al percorso fatto.

Quest’anno ho deciso di farlo in modo molto social e visuale: 24 piccole vignette, una al giorno, raccolte in questo personalissimo calendario dell’avvento.
Niente cioccolatini o regalini, solo riflessioni, a volte ironiche, sul mio cammino fin qui.

Niente consigli, niente verità assolute, niente rivelazioni sensazionali che cambieranno le vostre vite: solo considerazioni personali, perché perle di saggezza non ne ho, semmai le inseguo.

Riflessione del 1 dicembre: il mio salvadanaio mi odia

Calendario dell'avvento visuale. Sfida del 1 dicembre: vendersi. Io che litigo con il mio salvadanaio.

Parlare di me mi metteva a disagio, i complimenti mi imbarazzavano così evitavo di ascoltarli davvero.

Questo, oltre a rendermi insicura durante le call di vendita, mi impediva di vedere ciò che di bello arrivava agli altri di me. Di trovare il mio valore, la mia luce.

Il salvadanaio sempre affamato ed io frustrata.

Quando mi sono imposta di accogliere le belle parole con un semplice grazie e di crederci, ho iniziato a vedere me negli occhi degli altri.

Ho preso sicurezza e mi sono buttata, ho scritto post e disegnato sketchnote senza la pretesa di essere perfetta.

Oggi ho meno paura di sbagliare e di essere spettinata ne ho la certezza. A me il pettine non piace proprio 😀

Non sono sicura di me, continuo a mettermi in discussione, ma ho imparato a fidarmi dei complimenti e non farmi abbattere dalle critiche, anzi analizzarle per migliorare.

Continuo a non amare la vendita ma so che è essenziale e quindi cerco di imparare a farlo bene.

Sono in viaggio verso la mia consapevolezza.

Sono alla ricerca di specchi nel mondo che riflettano la parte migliore di me.

E chissà, mi piace pensare, che qualcuno li trovi in me.

La prima casella è aperta: torna domani per la seconda.

Riflessione 2 dicembre: Maledetto Target 

Alla ricerca del target. Io e il mio gatto disegnati che vanno a caccia. Io ho un fucile con la bandierina con su scritto target

Una frase che mi sono sentita ripetere tante volte e in mille modi diversi prima di riuscire a trovarne uno: “Trova il tuo target.” 

All’inizio del mio percorso ero una di quelle che sparano nel mucchio

Ero stata catapultata nel mondo della partita IVA, mi sentivo spaesata e anche un po’ stordita. 

Cercavo di imparare da chi era più bravo, copiavo con gli occhi, seguivo corsi su corsi. 

E tutti dicevano la stessa cosa: 

“Devi conoscere il tuo cliente ideale.” 

E a me sembravate tutti bellissimi. E soprattutto: pronti per me

Provavo a fare il famoso identikit,  non sapevo cosa scrivere. La frustrazione faceva capolino e la mia amica ansia mi accompagnava giornate intere e pensavo: 

“Cosa pensa? Cosa dice? Come si chiama? Ma chi è?” 

La sola e unica risposta che si affacciava nella mia testa era: 

“Ma io che diavolo ne so?” 

Ci sono voluti tempo, errori, tentativi e un discreto numero di parolacce per arrivare a intuire che, forse, i miei clienti ideali sono i formatori

Persone che hanno qualcosa da insegnare ma non trovano le parole. 

Non riescono a semplificare e costruiscono autostrade tra loro e chi dovrebbe capirli. 

Sono curiosi, aperti e anche un po’ audaci

Hanno storie da raccontare e vogliono lasciare il segno. 

Ma ancora vi sto osservando, sappiatelo. Vi analizzo. Siete al centro dei miei pensieri professionali. 

E se ti senti in target preparati: gli spari sopra sono per te. Forse. (cit. Vasco Rossi) 

Il “forse” resta imprescindibile, perché una cosa l’ho capita: la certezza è una gran fregatura. 

Appena abbassi la guardia, la vita arriva da dietro e ti manda KO. 

Se anche tu stai cercando il tuo target, non ti stressare, comprendi prima ciò che offri, chiedi feedback, fai sondaggi, parla con le persone, sono loro ad avere le risposte migliori. 

Ed anche questa casella è aperta, passa domani, troverai un altro pezzetto di me. 

Riflessione 3 dicembre: excel te temo ancora

Io guardo il foglio excel affranta: ancora non lo uso volentieri

Fare il PED (piano editoriale). 
Un acronimo piacevole da pronunciare che però nasconde un mondo a me ostile: Excel. 
Rabbrividisco davanti alle tabelle. 
Ci provo, eh. Le preparo tutte perfettine e poi le abbandono lì, vuote. 

Io ho bisogno di frecce, forme semplici, colori. 

Ma quando si collabora con altre persone bisogna scendere a patti. 
Così, con lentezza e una buona dose di ohmmm, ho cercato di fare pace con i fogli Excel. Forse ci sono riuscita. 
E forse, dico forse, sto riuscendo anche a organizzarmi un po’ meglio. 

La verità è che appena vedo un foglio bianco o un quaderno scatta qualcosa: 
sento il bisogno di annotare lì il mio piano e mi ci fiondo come un vampiro assetato di sangue. 

Scrivo ovunque, scarico nuove app ogni settimana (perché quella precedente mi annoia già), prendo appunti sparsi, perché il foglio bianco mi rassicura e poi, ovviamente, faccio una fatica enorme a mettere tutto insieme. 

Questo è ancora un mio grande limite. 
Non fate come me. 
Ne va della vostra salute mentale. 

Fidatevi: programmare salva la salute, il tempo e anche l’iPad da lanci impulsivi dovuti alla frustrazione del vuoto mentale. 
Perché certe volte le idee decidono proprio che no, in quelle righe ordinate non ci vogliono entrare. 

Riflessione 4 dicembre: autodisciplina nell’era del posponi 

sketchnote con la sveglia che suona e sophie che posticipa sempre, alla fine la sveglia le chiede "Cosa preparo per cena?"

Per un libero professionista avere task, orari e una routine è tutto, se non si vuole scivolare nel burn out o nell’isolamento sociale. 

È un attimo: è sufficiente iniziare a rimandare, lavorare a tutte le ore, infilare call anche quando non dovresti ed ecco che perdi il controllo della tua vita in un clic. 

Ed è proprio in quell’attimo che LUI arriva: il senso di colpa, si insinua lentamente, ti cammina accanto, lo senti. 
Mangi, respiri, stappi lo spumante a Capodanno e lui è lì, diabolico sussurra: 
“non stai producendo, vero?”. 

E tu non stacchi mai

A me piace ciò che faccio, lo preferisco a certe cene dove nessuno dice qualcosa di interessante e guardi l’orologio ogni cinque minuti. 
Però restarci incastrata non è sano. 
Non per me. 
E ancora meno per chi vive con me. 

Così ho deciso di concedermi

  • aperitivi
  • mostre 
  • teatro 
  • eventi offline per vedere oltre a uno schermo
  • camminate in montagna 

Ho riscoperto da poco il piacere di passeggiare.

Ogni passo scioglie un pensiero. Apre spazio a un’idea nuova. 

Idea che finisce, ovviamente, nella lista del lunedì. 

Alle idee non rinuncio. Osservare nemmeno. 
Spegnere la testa, poi, è impossibile. 

La sveglia però la so spegnere benissimo. Il tasto posponi è il mio vero nemico. 

Per fortuna amo fare colazione insieme alla mia dolce metà che si alza alle 5:30. 
Quindi con tanti sigh e qualche posponi alle 7:00 sono già operativa.  
E mi piace avere tutta la giornata davanti a me.

Chissà oggi quali sorprese mi sta preparando, chissà quali troverete nella casellina di domani.

Riflessione del 5 dicembre: immagini 4 te?

Il disegno del team interiore: il CEO con cannocchiale, il manager con ombrellone, il commerciale in call e l'operativo sdraiato esausto con la matita che si preoccupa per lui.

Freelance vuol dire essere almeno in quattro te. 
E uno di loro, sicuro, lo odi. 

Vi presento il mio team interiore: 

Il CEO. Deve tenere la rotta quando cala la nebbia. 
Visione a lungo termine e valori chiari.  È un po’ spettinata, miope e allontana il cellulare per leggere (non si dica che è presbite, sia mai) eppure vede nitida la meta da raggiungere.  

Il manager. Organizzare e suddividere il lavoro salva la salute mentale. Si sa. 
Il mio, però, ha un debole per Lo stato sociale (o per la vecchia che balla?!), fatto sta che è sempre in vacanza. O quasi. 

Il commerciale. Ultimo nato. La cicogna si deve essere persa. 
Fa i primi passi e seppur timidamente, tra un messaggio privato e una call, ogni tanto riesce a portare a casa un cliente. Ma, ragazzi, che faticaccia.

L’operativa. Lei fa tutto, si è sempre fatta un… mazzo tanto. Disegna. Semplifica. Crea la strategia visuale su misura. Animazioni, gif. Se si crea, lei ci sta. Sempre.  

Potete ben capire quanto tenere insieme un team simile sia una sfida quotidiana. 

La prossima? continua ad aprire le caselline.

Riflessione del 6 dicembre: E se si tornasse al baratto? 

Vignetta di me con dietro i demone denaro

Prima di tutto: non mi sono sbagliata, so che non è ancora il 6 ma domani andrò in montagna e pubblicare prima di uscire sarebbe improponibile, dunque mi anticipo. 
 
Ci credete quando dico che se si iniziava a parlare di compensi, preventivi, bilanci,  mi si chiudeva letteralmente lo stomaco?  

Balbettavo e pensavo “forse avrò chiesto troppo”.  
Le call per me erano un massacro, la gastrite la vera protagonista. 

Risultato lavori sottopagati e a volte con la pretesa di averli per “ieri”. 

Perché ho smesso di subire: 

  • stavo perdendo interesse anche nel disegnare
  • non mi prendevo cura dei miei tempi e spazi
  • la percezione della me professionista era sempre più triste
  • i clienti guardavano prima il prezzo, poi me, a volte. 

Questo era diventato un vero problema, la mia autostima ha urlato così tanto che ho dovuto ascoltarla. 

Ed è allora che  lo sono andata a cercare quel maledetto demone, era lì, nascosto bene nella mia testa.  

Mi sono immersa in abissi dolorosi per trovare una risposta e ora che la ho so come tenere a bada il mio cervello, evitare che vada pigramente nel solito automatismo che ama tanto, sicuramente più di quanto tenga a me. La mente non ci è amica, va dove la strada è già spianata.

Anche tu abbassi i prezzi?  

Ti dici  
“Dai tutto sommato a me diverte lavorare” si chiama passione. 

“Mi viene facile”, si chiama studio e pratica. 

“Ormai sono velocissimo”, questa si chiama esperienza. 

Quindi pensaci, tutto questo fa di te un professionista e quindi “non li abbassare, moltiplica per due quello che ti sussurra il demone”.  

I soldi, inutile negarlo, sono utili e ricorda l’orgoglio è indispensabile. 

Riflessione 7 dicembre: La solitudine è nel contratto 

Vignetta di me sola e senza idee
(controlla, è scritto in corpo 1 sotto sotto sotto) 

Essere freelance è il sogno di molti. Libertà. Creatività. Autonomia.  
Tutto vero ma non è tutto rosa e fiori.

Ci sono giornate nelle quali la solitudine ti viene a trovare senza avvertire. Si infila tra un task e un caffè. 

In quei momenti rischi di sprofondare in un letargo di idee.

Sei davanti al Pc, nella completa solitudine, e finisci a fissare il monitor per ore, immobile. Non riesci a colmare il vuoto lasciato dalla motivazione che è venuta meno.
Ci provi, cerchi idee nuove, il foglio resta bianco. Alcune si affacciano timide, sono troppo confuse per essere messe a terra. 

Ed è lì che lei si insinua, sono quelli i momenti nei quali si approfitta di te. Lo schermo ti illumina, sembra quasi schernirti mentre la sera arriva ad oscurare la stanza. 

E tu ancora non hai prodotto nulla.

Nessuno con cui condividere, nessuno che possa aiutarti, eppure basterebbe un sorriso alla macchinetta del caffé. 
  

E tu, piano piano, senti il richiamo del divano, sibila, sussurra, sa che sei solo e puoi lasciarti andare. 

Se cedi 5 minuti, sei fregato. 
Nessuno verrà a salvarti, stanne certo. 

Ed è ora che bisogna far leva sulla forza di volontà e: 

Alzarsi. 
Uscire. 
Mettere musica. 
Chiamare un amico. 

Qualsiasi azione che riporti nel mondo reale e rimetta in circolo le idee. 

La solitudine fa parte del pacchetto. 
Cerca di non farti cogliere impreparato, io, ad esempio, tendo a coinvolgere il cliente in ogni passo del mio lavoro, in fondo, è parte del processo creativo.

Per questo vi cerco: brillanti, aperti al dialogo e con la giusta umiltà per accettare un confronto alla pari.

E poi ho Linkedin, il luogo dei sogni per fare rete e trovare persone con cui confrontarmi e magari sorridere davanti alla macchinetta del caffè.

Mi raccomando, torna domani, la prossima casella ti aspetta.

Riflessione 8 dicembre: Tutti gli eroi hanno valorosi compagni di avventure

Uno sketch del  viaggio di Sophie: lei su una nave con crema solare e matita.

Per anni ho pensato di dover fare tutto da me: il mito dell’eroe solitario mi teneva incastrata in una zona grigia.   

Poi ho capito: l’eroe ha, sempre, un alleato a dargli la spada nel momento giusto.   

E allora ho deciso di partire alla ricerca dei miei.  

Guardandomi intorno ad ogni passo per poter afferrare mani tese. Pronta anche a porgere la mia.   

Un po’ per fortuna e un po’ per istinto, ho saputo crearmi una buona cerchia di persone solide,  porti sicuri per lasciare andare, almeno un po’, le mie paure.   

Osservo, ascolto, sento.  

Colgo nei piccoli dettagli la sintonia.   

So bene di non essere infallibile, l’istinto non lo è mai, dunque attendo, valuto, analizzo bene prima di decidere.   

Nel frattempo ti lascio entrare, ti accolgo sempre con un occhio vigile.   

Quando smetto di osservare e mi inizio a fidare sei il porto sicuro e sì, puoi ferirmi, è vero, ma a quel punto so che vale la pena prendersi il rischio.  

In ogni caso sono sempre pronta ai cambi di rotta. Fino a che siamo sulla stessa scia, lascio andare la barca, ma non ho più il timore di proseguire da sola.   

 Ognuno ha una sua meta  personale, non sempre coincidono ed è bello poter lasciarsi senza rancori e proseguire soli per un po’. 

Buon 8 dicembre a tutti e a domani per la prossima casella.

Riflessione del 9 dicembre: Brand identity

A me la questione della Brand Identity mi ha, da sempre, incuriosito molto. Ci scrivono libri su libri per dirti: 
 
Sii coerente.  Sii autentica. Sii empatica. Sii te stessa.  

Cavoli e io che volevo essere: 

– ogni giorno una persona diversa 

– confondere le idee agli altri 

– dire per poi non fare 

– insultare un po’  tutti 

– essere acida. 

 
E invece… che brutto mondo quello dei social.  
Mi tocca sorridere, dire la verità, far vedere il meglio di me, portare valore. 

A me piace decisamente di più la frase di Jeff Bezos 

“Il brand è ciò che si dice di te quando non sei nella stanza”.  

E noi, con le nostre azioni e i nostri silenzi, ne siamo responsabili.  

Se abbiamo difetti fastidiosi tenerseli per se non fa di noi persone false, semmai evitiamo al prossimo fastidi. 

È normale mostrare solo una parte di noi, purché sia vera, penso sia lecito.  

Tutte le altre sfaccettature del nostro carattere, più o meno complesso, possono rimanere nostre. 

Fare Brand quindi è conoscersi a fondo e capire quale pezzetto di noi può essere la soluzione giusta per gli altri e donarla. 

Riflessione del 10 dicembre: La tecnologia ribelle

Ci sono giorni in cui la tecnologia sembra ribellarsi. 

La connessione salta, i server dove girano i nostri programmi vanno in overload. La sveglia non suona. O la macchina super accessoriata ti lascia a piedi per un guasto elettrico. 

E puntualmente accade quando tu hai una consegna. 
Sembra fatto di proposito, come se avesse un’anima, questa tecnologia. Beh molti pensano che abbia un’intelligenza, dunque, non si sa mai. 

E mentre guardi girare la rotellina all’infinito, capisci qualcosa di tragicamente vero: 
“Sei dipendente sempre da qualcosa e qualcuno”.  

Personalmente sono molto tecnologica, amo scaricare app, mi comprerei un telefono nuovo ogni giorno, resto ipnotizzata davanti ad apparecchi con tanti tasti e lucine, sono affascinata dal potere della AI generativa e non;  però, a volte, tornare alla natura mi rilassa. 

Mangiare frutta di stagione, andare a dormire quando cala il sole, andare a piedi e non sempre e solo in macchina.  

Usare la AI per superare il blocco del foglio bianco mi è utile, ma ragionare con la mia testa mi fa sentire fiera, autonoma e soprattutto viva. 

Sono le mie forze a condurmi e sono più sicura quando cammino su questo mondo, rigorosamente spettinato. Dipendo solo da me, o quasi, e se la tecnologia un giorno dovesse abbandonarci avrò ancora la mia testa.

Ti aspetto domani per la prossima casella.

Riflessione dell’11 dicembre: La potenza dell’OHM 

In quanto libero professionista hai a che fare con tante persone diverse, progetti e idee nuove.

Il che è molto stimolante, amo molto questo aspetto del mio lavoro.  

Sono per la diversità che arricchisce, curiosa di conoscere realtà differenti, ma alcuni… diciamo sono quanto meno bizzarri.  

Mi è capitato un cliente, tanti anni fa quando lavoravo nel service editoriale di famiglia, che mi ha mandato le correzioni di un libro di 300 pagine una  per volta e non contento in ordine sparso. Ohmmm 

Oppure ci sono quelli che insegui per mesi per ottenere le correzioni e poi te le mandano con “togli virgola a pagina 100”. Ohmmmmmm 

Per non parlare di chi ti commissiona il lavoro un giorno per il successivo e se rispondi di non riuscire si secca anche. Ohmmmmmm  

Il peggiore di tutti, per me, è quello che ti manda le correzioni con un audio whatsapp che sembra un podcast. Lo ascolti e lui si dilunga, senti anche urla improvvise per: 

  • sgridare il figlio 
  • far tacere il cane che abbaia 
  • rispondere al coniuge o chi per lui 

 E tu passi due ore per capire che voleva solo un accapo in più. E qui non basta un ohmmmm…. 

Serve un chiaro e assertivo:  “hai rotto il …”.

Dai lamentiamoci un po’, oggi, ve lo consento, ma con ironia e il sorriso, però.

Ho anche aperto la chat qui sotto, inauguriamola.

A domani con la prossima riflessione.

Riflessione del 12 dicembre: Che ti devo fare un disegnino? 

Si avvicina il nuovo anno e partiranno le lezioni di JavaScript. Una nuova classe da coinvolgere, volti e nomi da ricordare. 

Che bello formare le menti, quanto è piacevole far comprendere loro argomenti ostici e farlo semplificando. Suddividendo il problema in tanti pezzetti che pian piano compongono il puzzle.

Uso metafore e  disegni perché mi viene spontaneo, è il mio modo di apprendere. 

E tutto questo mi emoziona ogni volta. Sono i piccoli dettagli a farmi stare meglio. 

Quando incrocio quello sguardo, quello che illumina il volto, perché ora sì, ha capito, tocco il cielo con un dito. Solo quell’istante vale tutta la fatica fatta per preparare la lezione.  

Quando l’esercizio gli riesce. E sono soddisfatti. 
Quando tornano a lezione entusiasti con un progetto extra di cui vanno fieri. 

Non servono mille parole.  

Ed io con i miei “mattoncini disegnati” costruisco le basi nella loro testa per trovare la soluzione giusta e creare qualcosa di grande.  
Spesso le immagini aprono la mente più di qualsiasi testo scritto. 
Rimangono lì, attaccate alla memoria. 

La verità è che, in un certo senso, disegnare può essere un gesto di gentilezza nei confronti del cervello, lui elabora meglio le immagini. E a lui piacciono le scorciatoie, assai. 
 

Dopo tutto si dice: 
“Che te devo fare un disegnino?” 
No, grazie. 
Ma torna ad aprire una casella anche domani. 

Riflessione del 13 dicembre: Scintille

Pensavo a quante persone hanno condiviso con me progetti, sogni ed entusiasmo. Quanti collaboratori con i quali ho realizzato qualcosa di bello e poi sono andati via, verso una nuova avventura. 

Altri restano più a lungo e nel tempo si creano relazioni, complicità e armonia. 

A volte, però, senti una vocina che ti dice “attenzione” e se non la ascolti lavorare potrebbe diventare leggermente faticoso. 

Se si può può valere la pena valutare se lasciar stare.  

Lasciare lo spazio per accogliere chi senti davvero.  

Li riconosci, ti fanno stare bene e produrre diventa decisamente più stimolante.  

Ti stimolano a dare e creare sempre di più.  

Loro ti vedono, ti stimano e vogliono costruire qualcosa, insieme.  

Sono scintille e quando le trovi puoi scalare montagne.  

E soprattutto restano nella tua vita, o nella tua testa, anche quando il progetto è finito. 

Illuminano. 

Riflessione del 14 dicembre: L’arte di dire NO 

Una vignetta di Sophie che mette una mano avanti e dice NO.

Dire un no ben calibrato è qualcosa di complesso. 

E se riesci a dirlo con eleganza e tatto ottieni un risultato sorprendente: ti senti leggero.  

A volte un no può salvarti perché: 

▫️risparmi energie da dedicare a qualcosa di più importante in quel momento

▫️hai più tempo per fare altro, anche fosse solo per te 

▫️ eviti sedute interminabili dallo psicologo 

▫️ schivi l’ira del partner al tuo ennesimo “non posso, devo lavorare” 

▫️ niente più crisi isteriche improvvise

▫️il tuo lavoro sarà decisamente migliore

E tanto tanto altro. 

Non è mancanza di disponibilità. A volte è sopravvivenza. 

E pensiamo a tutto questo anche quando lo riceviamo: non è contro di noi.  

Ricevere un no, come darlo, non fa mai piacere, però ci fa evolvere.  

Ci consente di cambiare strada velocemente. Se capiamo anche il perché di quel tanto temuto no, impariamo anche qualcosa. 

Quindi un no spiegato è oro, perché non dirlo? 

Riflessione del 15 dicembre: ma questa AI?

Disegno di Sophie con una matita in mano, vicino una lampadina da un lato e la AI Gemini dall'altro



Oggi si parla di AI generativa. Non potevo non farlo. La domanda è: ignorarla o utilizzarla?

Per me la risposta è chiara, ormai è entrata nelle nostre giornate, lo ha fatto con la delicatezza di un elefante in un negozio di cristalli: Ignorarla? è impossibile.

Ma come inserirla nel mio flusso? me lo sono chiesta tante volte, spaventata dalla sua potenza.

Io disegno. Lo faccio per semplificare. Poche linee per spiegare concetti.

Prima del tratto però c’è il ragionamento.
Con carta e penna butto giù idee senza cancellare mai.
Mi serve poter sbagliare e non sentire la pressione del giudizio, il mio.

Ottenute abbastanza idee, da sempre, mi confronto con il web.
Per ampliare la mia prospettiva.

Ecco dove posso sfruttarla. Qui inserisco una fase di brainstorming con Gemini.
Le mostro i miei bozzetti e chiedo alternative. Angolazioni. Metafore. Connessioni nuove.

E qui sì che sorprende. Funziona. Se ci dedichi tempo e testa. E soprattutto sai cosa vuoi ottenere.

Lei è quel collaboratore in più con il quale confrontarsi.
Non il prodotto finale.

Con tanti input nella testa mi sposto sul mio iPad, con la mia mano, con un ragionamento tutto mio, con la mia visione e ironia inizio a creare.

È così che nasce il disegno finale. Da me.

Perché il punto non è far uscire un’immagine qualunque.
Il punto è far uscire un’immagine che parla del mio cliente.
Che lo rappresenta.
Che spicca nel feed del suo social.
Originale.
Con il mio tratto, che, per ora, resta mio.

Sono d’accordo, con meno di un’ora di brainstorming puoi ottenere qualcosa di decente anche da solo, sì.

Ma mai abbastanza personale.
Mai abbastanza riconoscibile.
Se dietro non c’è un professionista resta sempre quel retrogusto di “già visto” che ti resta addosso come l’odore di pesce sulle mani.

Io allora mi alleo con Gemini e metto il turbo al mio lavoro.

Se ci scegli, il prompt lo scrivi a me, sicuramente lo comprendo e tolgo dove chiedi.
La AI ci mette la velocità e una maggiore quantità di informazioni, io:
– intelligenza emotiva
– ironia (se non la ami, non siamo sulla stessa scia)
– esperienza
– competenza
– il tratto della mia matita.

Riflessione del 16 dicembre: Voglio semplificare agli eventi, non intrattenere

Sketch instant di me agli eventi. Le luci del palco e la matita in primo piano, lei è la protagonista.

Non sono un animale da palcoscenico. 

Non sono una mondana. 

Il divano, per me, ha un fascino indiscutibile. 

Eppure, da quando ho iniziato a concedermi qualche evento, ho capito quanto siano importanti. 

Impari sempre qualcosa di nuovo, impari qualcosa di te. Conosci persone e soprattutto esci dalla tua stanza per un po’. 

E fa sempre bene. 

E poi, da quando vado con la mia matita per creare sketchnote, ho anche grandi soddisfazioni. 

Disegno per semplificare argomenti complessi, per farli comprendere e ritrovarli su carta quando i microfoni e le luci si spengono. 

Non faccio graphic recording, non disegno live

Per scelta. 

Consegno gli sketchnote nei giorni successivi, come strumento per fissare concetti, fare collegamenti, ritrovare ciò che durante lo speech è passato veloce. 

Prima ascolti lo speaker. 

Poi “mi vedi”. 

Se invece vuoi un po’ di intrattenimento propongo gli instant sketch: vignette ironiche per stories, per catturare fuori onda, in momenti in cui il palco è vuoto come per esempio accrediti a inizio evento, pausa pranzo, momento network, parte finale e saluti. 

La mia matita non ama intrattenere.  

Lei vuole semplificare con un pizzico di ironia! 

E si sa, è la mia matita a comandare

Riflessione del 17 dicembre: sarò breve, il tempo è oro

Uno sketch instant che rappresenta me a una call. Testa sulla tastiera per mostrare la mia disperazione

Call sì, call no? dipende! 

La risposta troppo spesso è no, non serve.  

E invece mi fai sistemare, ordinare il delirio intorno a me, minacciare il gatto di non dargli più la pappa pur di farlo togliere da davanti la telecamera, uscire dal mio mondo spettinato per connettermi al tuo e poi…  

“tutto qui!?”.  

Ore a dire un concetto semplice che potevi comunicare in mille altri modi più rapidi e discreti. 

Io penso che: 

  1. Se puoi chiedermelo al telefono, fallo. 
  1. Se basta un messaggio su whatsapp (che non sia un podcast, se no vai al punto 1), invialo. 
  1. Esiste anche la mail, resta anche tutto scritto, facile e veloce. 
  1. Se era solo per … ripensaci. 

Le call sono sicuramente utili ma spesso possono essere sostituite, perché non farlo? 

Se no diventa solo tempo che sfugge via. E per me il tempo vale oro

Quindi ti ringrazio per essere arrivato a leggere fino qui, apprezzo molto il tempo che mi hai dedicato, se vuoi tornare domani mi trovi sempre qui. 

Riflessioni del 18 dicembre: il mito del freelance sempre in vacanza

Disegno di un aereo in volo e un laptop che scende con il paracadute. In vacanza, stacca la spina

“Sei freelance, lavori ovunque, anche al mare. Che libertà.” 

Ma… de che? 

Io ci ho provato, a lavorare al mare. Il monitor al sole è nero. Nero come il mio umore mentre tutti si rilassano tranne me. 

Sabbia, vento, vola tutto. Anche le idee. 

Ti contorci in posizioni improbabili e quello che guadagni finisce dal fisioterapista. 

E i viaggi…

Io viaggio per staccare, esplorare, perdermi nei posti e viverli con le persone che amo. 

Non per collezionare coworking e vedere due monumenti tra una call e l’altra. 

Hai speso un sacco di soldi per dire “sono stato lì” ma se ti chiedo cosa hai visto… interroghi l’oracolo: ChatGPT. 

Per me essere freelance non vuol dire lavorare ovunque

Vuol dire avere flessibilità per andare in ferie non per forza ad agosto, concedersi qualche giorno quando tutti lavorano e non affollano mari e monti. E farlo sforzandosi di lasciare a casa il Pc.

Staccare sul serio. Questa la sfida di noi liberi professionisti. Non è semplice.

Però cerco di riuscirci, anche per un paio di giorni, perché non staccare mai non fa bene alla nostra psiche. Basta guardarsi intorno…

Questo Natale niente Pc e spumante, almeno per il 25 a pranzo. Ce la posso fare? mi avvantaggio alla vigilia!

Riflessione del 19 dicembre: aggiornarsi, sempre

Fare il freelance nel 2025 significa doversi aggiornare alla velocità della luce.  

Oggi tutto va avanti senza aspettare. Sembra essere in una centrifuga. La tecnologia se ne frega se rimani indietro, lei corre.  

E allora non resta che mettere la quinta e premere l’acceleratore, detta da me, che meno vedo la macchina meglio è, potrebbe apparir qualcosa di incredibile e infatti lo faccio, come al solito, a modo mio: 

  • studio 
  • mi aggiorno 
  • metto in pratica  
  • testo.  

Leggo libri, per lo più autori del passato, scienziati e filosofi.  

Mi piace attingere da ciò che era, confrontarlo a ciò che è, pensare a ciò che sarà.   

La carta stampata mi dà maggiore fiducia del web. Mi informo anche su quest’ultimo, è indispensabile, al giorno d’oggi, quindi cerco di districarmi al meglio tra fake e verità. 

Faccio corsi e partecipo ad eventi.

Passo molto tempo su LinkedIn a leggere persone che reputo autorevoli. 

Uso la testa. Assimilo. Elaboro e mi faccio un’opinione

Averne una è importante per non perdere la via. 

E già che ci sono analizzo anche me stessa per capire come funziono, perché più mi conosco, più riesco a parare i colpi bassi di chi vuole colpire duro. 

La consapevolezza, lo studio e la costanza sono le mie armi migliori da sferrare quando tutto il mondo sembra crollarmi addosso. 

È capitato. Capita e capiterà. 

Io non mi sposto.  Mi sistemo al centro.  Piango. Soffro. Mi dispero.  

Ho imparato che il dolore va affrontato.  

Magari con qualcuno che ti stringe la mano e con la sempre maggiore consapevolezza che finirà.  

Se ne andrà quel dolore. Diventerà ricordo.  

Ricordo che ti renderà forte e forse ti regalerà un sorriso.  

Riflessione del 20 dicembre: Ladro a chi?

Sketch instant che rappresenta un robot che ha in un sacco i neuroni, un passamontagna in testa e dice "ma siamo sicuri siano funzionanti?"

La IA generativa ci ruberà il lavoro? Ci porterà alla rovina?  E chi lo sa. 

Da quel che noto, intanto, qualche neurone qua e là se lo sta prendendo e per chi ne ha pochi in dotazione potrebbe essere un guaio. 

Senza dubbio però, glielo si deve, è democratica

Fa parlare chiunque. Esperti improvvisati, guru del “ti spiego io”, gente che prima non aveva nulla da dire e ora, neanche. Ma parla lo stesso. 

Buffo, la si vuole usare per brillare e si finisce per omologarsi. Se sei uno come tanti, sei sostituibile. E forse forse il tuo lavoro non sarà più così sicuro.

Qui chi ruba, con copia e incolla di testi e disegni, siete voi, umani pigri, non la IA. 

Lei obbedisce e divora qualsiasi cavolata le propinate, senza batter ciglio. 

Ci dà anche ragione. Sempre. Dopotutto si dice “la ragione è degli stolti”.

Chissà cosa ci aspetta nel futuro. Ci penso spesso.

C’è chi immagina uno scenario in cui i nostri agenti IA leggeranno gli articoli e noi ci incontreremo dal vivo. 

Purché mi sappiano informare adeguatamente su quanto letto, lo ammetto, non dispiacerebbe affatto. 

Già che ci sono potrebbero anche occuparsi delle scartoffie, delle call noiose, delle fatture. 

Così potrei tornarmene al muretto sotto casa dove, da ragazzina, si chiacchierava, si rideva e si cresceva insieme

Noi umani a guardarci negli occhi e le IA davanti al Pc. 

Mi piace.

La IA, vale la pena sottolinearlo, non serve solo a generare testi, immagini, video; il machine learning la addestra per scopi assai più ambiziosi, dalla ricerca scientifica alla salute, ed è lì che può veramente fare la differenza.  

Però, si sa, lei è ingorda, assetata. Direi. Le serve tanta acqua e anche molta potenza. 

E noi ne abbiamo abbastanza? Che succede se smettesse di essere democratica e diventasse per pochi? 

Tutti beneficeranno delle nuove tecnologie? della prevenzione? A che prezzo?

Ed ecco nella mia mente apparire scenari assai meno piacevoli. 

Quindi, nel dubbio, io tengo acceso il cervello, in continuo allenamento, non voglio farlo atrofizzare. Non voglio omologarmi e meno che meno diventare una persona manipolabile. 

Dunque chiedi pure al tuo agente IA di leggere la prossima riflessione, poi però mi piacerebbe sapere che ne pensi tu. 

Riflessione del 21 dicembre: Natale

Disegno del natale, pacchi  che brindano, famiglia che litiga.

Si avvicina il Natale, lo sento arrivare, le scadenze di lavoro sempre più strette.

Si deve finire tutto prima del nuovo anno.

Le pressioni per ciò che sarà, questo 2026, zampillano nella mente.

Eppure la città è piena di lucine e alberi addobbati. Sembra tutto perfetto.

Il Natale per noi freelance come è? come il tuo.

Uguale agli altri giorni solo con più gente intorno. 

La mia idea delle feste la potete scoprire in questo articolo scritto per Raffaele Giasi e pubblicato sulla sua newsletter di Linkedin: https://www.linkedin.com/pulse/te-e-famiglia-raffaele-giasi-ulrff/?trackingId=WnQv0L%2BTQs%2BIr1JorSfwUw%3D%3D .

Una lettura che consiglio: ci sono altri pezzi sul Natale, non solo il mio e sono veramente interessanti.

Poi torna qui, mi raccomando, domani ti aspetto. 

Riflessione del 22 dicembre: Scoperte sotto l’albero

Sophie disegnata che osserva un istogramma con il suo andamento annuale. Soddisfatta, il suo diamante sale

In quest’ultimo anno sento di essere molto cresciuta. 

Merito della costanza, delle persone che mi hanno supportato e diciamolo, anche di quelle che mi hanno sopportato nei momenti no. 

Ho capito molto di me e questo ha aiutato anche nel lavoro. 

Ho imparato a mettermi al centro e a partire da lì. 

Nel bene e nel male. 

Prima è merito (o colpa) mia poi degli altri, forse. E quando non viene da me posso solo prenderne atto e gestire la situazione al meglio per me. 

La Sophie freelance ha imparato che: 

  • il marketing non è un hobby, fa parte del lavoro (e va pianificato) 
  • marketing non è commerciale e ahimè tocca fare entrambi
  • se resti chiuso nella tua stanza, i clienti non bussano 
  • gli eventi servono, perché le idee vengono chiacchierando 
  • l’IA non pensa al posto mio, e non lo farà mai, ma può amplificare quello che so fare 
  • scrivere con un target in mente aiuta a farmi ascoltare.

Direi che per quest’anno può bastare così. 

Domani un’altra riflessione pre natalizia. Vi aspetto!

Riflessione del 23 dicembre: Letterina a Babbo Natale

Il disegno di me che mostra la letterina di babbo natale a un cliente

Caro Babbo Natale, 

Quest’anno vorrei che mi promettessi di portarmi solo clienti belli, buoni e con un’intelligenza fuori dal normale. Ironici e innovatori con idee straordinarie. 

Evita che ne arrivino di pesanti e noiosi. 

Quelli che: 

  1. “È una cosa veloce veloce.” 
    Non fidatevi mai, non sanno cosa dicono. 
  1. “Questo progetto ti farà conoscere al mondo” e vuole pagartelo una miseria. 
  1. Ti chiede tutti i social in cui può contattarti e li usa a qualsiasi ora: fermalo o lavorerai a suon di biiip.  
  1. Inizia subito a usare i verbi all’imperativo. Scappa. Non ti rispetterà mai. 

E se nemmeno tu, con le tue renne, saprai fermarli, fa che io trovi il coraggio di dire un super no.  

Ed eccolo avvicinarsi a passo svelto questo ennesimo Natale, sento già il pandoro corrodermi stomaco e il vino darmi alla testa. Ripassa domani. Ti aspetto! 

Riflessione del 24 dicembre: Buon Natale a tutti

Un disegno di me e il mio gatto Polly che reggiamo un quadro vuoto, vuoi esserci tu?

Buona Vigilia a te, tu che sei arrivato fin qui.

Ieri è stata una giornata di pioggia, malinconica. I pensieri erano per mia zia, venuta a mancare pochi mesi fa. A mia sorella, lontana, vive a New York. Ai miei nipoti che crescono in una web cam, per me.

Non è tristezza, è nostalgia.

Oggi sto meglio e mi preparo a godermi i miei genitori, i suoceri, i cognati ed il piccolo di casa, che oggi fa 1 mese ed è la vera luce.

Un anno complesso, sei stato per me, caro 2025, però ne è valsa la pena perché mi hai donato un pizzico di sicurezza in più.

Mi hai fatto capire che:

“Non bisogna urlare e sbracciare per essere visti, sia come persone che come professionisti, serve il coraggio di farlo noi: di guardarsi, ma veramente.

Bastare a se stessi non è egoismo, è libertà di esserci sinceramente per gli altri.

Mettersi al centro. Prendersi le proprie responsabilità. E vivere.”

E se hai letto fino qui, resta, magari un pezzo di strada da fare insieme c’è.

Vuoi apparire nel mio calendario dell’avvento visuale? scrivimi una mail, mandami una tua foto, quella che parla più di te. Ti manderò personalmente il pdf completo con te (“visto” da me) lì dove ora c’è un punto interrogativo. Ora sai chi sono? no? allora leggi qui.

Buone feste a tutti


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